Diciamo che definirsi liberali promuovendo le tasse etiche sarebbe un po’ complicato per chiunque, ma Carlo Calenda ci ha regalato questa nuova emozione. Ormai lo consideriamo come un parente che alla cena di Natale rutta davanti a tutti dicendo che è sintomo di buona digestione e di aver gradito la cucina, mentre tutti lo considerano un maleducato e basta. Ecco, per noi liberali chi propone di abbassare una tassa alzandone altre tre è un liberale “poco educato” o non è un liberale. Le tendenze politiche ad adottare politiche poco liberali, specialmente sul piano economico, sono quasi una moda ormai. Diciamo che è evidentemente più facile inventarsi nuove tasse, piuttosto che tagliare la spesa pubblica mastodontica e improduttiva: dagli extraprofitti di cui abbiamo parlato ieri a quelle su alcol, sigarette e gioco proposte da Calenda. Una deriva culturalmente aberrante e pericolosa per tutti gli italiani, anche per quelli che pensano che, siccome fumare, giocare e bere fanno male, sia meglio tassare i vizi e vedere ridotte le accise sui carburanti. Prima o poi però potrebbe toccare anche al loro settore produttivo se venisse considerato troppo ricco o “nocivo” da parte dello Stato.

Il tema non sono i vizi, ma è culturale e di metodo e mercato: sono i principi, è in ballo la nostra libertà, perché quando si inizia a conferire allo Stato altro potere, per decidere cosa sia giusto o sbagliato, cosa ci faccia male o cosa no, quali tasse alzare per forse abbassarne altre, è soltanto l’inizio della fine. Lo Stato etico non funziona mai e legittima lo Stato a restringere le nostre libertà in generale: si inizia con questo e si passa ad altro.

Questo è il concetto sul piano dei principi, mentre l’analisi meramente economica, basata sull’economia reale rappresentata da questi settori economici leciti nel nostro Paese, è forse ancora più rilevante. Il gioco d’azzardo legale dà lavoro a 150.000 persone e porta 11 miliardi di euro nelle casse dello Stato, è stato massacrato in tutti i modi da doppie tassazioni altissime e restrizioni regolatorie folli (distanze da luoghi sensibili, orari e molto altro), ed è a un passo dal collasso, che porterà soltanto a far rifiorire il gioco illegale gestito dalla criminalità organizzata. Un aumento della tassazione potrebbe proprio dargli il colpo di grazia e incentivare alla grande bische e gioco online illegale. Conseguente la perdita di gettito.

Il tabacco, invece, di cui l’Italia è il primo produttore europeo, già colpito da aumenti di accise costanti e quasi semestrali, vale ben 15 miliardi di gettito erariale e circa 100.000 occupati, secondo le stime che riguardano l’intera filiera. Infine, il settore più piccolo dei distillati, già ben tassato grazie alle accise, pesa oltre 600 milioni per l’erario e migliaia di posti di lavoro in Italia.

Milton Friedman direbbe che solo la riduzione della spesa pubblica e una maggiore efficienza nell’utilizzo delle risorse dello Stato portano ai risultati sperati. Individuare periodicamente nuovi settori sui quali aumentare il prelievo mantiene invece invariato il peso complessivo degli sprechi e della fiscalità sull’economia. Infine un approccio proibizionista o punitivo verso i “vizi” (che sono un fatto privato) favorisce soltanto l’offerta illegale e crea distorsioni di mercato, alla lunga facendo calare il gettito.

Caro Carlo, ripensaci, perché la notizia è che con questa proposta economico-fiscale tu e Vannacci siete d’accordo finalmente e tristemente su qualcosa. Noi liberali abbiamo bisogno anche di te e anche il centrodestra ha bisogno di te e di diventare sempre più liberale-liberista per spingere il Paese verso la crescita, lo sviluppo, le libertà e respingere l’oscurantismo. Viva la Libertad, carajo! Direbbe un Amico di questo giornale.

Dal quotidiano Il Tempo

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