La Manovra finanziaria 2026 si inserisce in un contesto economico ancora complesso, nel quale famiglie e imprese chiedono soprattutto certezze. Non tanto nuovi bonus, quanto regole chiare e durature, capaci di accompagnare le decisioni nel medio periodo.
Sotto questo profilo, la legge di bilancio presenta luci e ombre, ma contiene un elemento che merita una valutazione decisamente positiva: il ritorno degli iperammortamenti con una prospettiva pluriennale.
Negli ultimi anni il sistema degli incentivi fiscali ha sofferto di un limite strutturale: la continua riscrittura delle regole. Crediti d’imposta modificati di anno in anno, aliquote variabili, finestre temporali ristrette e adempimenti complessi hanno reso difficile per le imprese pianificare investimenti coerenti con i propri cicli produttivi.
La Manovra 2026 sembra invece imboccare una strada diversa: ridurre la logica emergenziale e tornare a strumenti fiscali che dialogano meglio con la programmazione industriale. In questo senso, l’iperammortamento rappresenta una scelta non solo tecnica, ma culturale.
La previsione di un iperammortamento con orizzonte pluriennale consente alle imprese di pianificare investimenti senza l’ansia della scadenza annuale. Non si tratta solo di un vantaggio fiscale, ma di un elemento che incide direttamente su piani industriali, decisioni di investimento e rapporti con il sistema bancario.
Il ritorno alla maggiorazione del costo fiscalmente riconosciuto dei beni strumentali, articolata per scaglioni di investimento, ha anche il pregio della semplicità concettuale e di una maggiore integrazione con la contabilità ordinaria.
Come sempre, la vera efficacia della misura dipenderà dall’attuazione. Sarà fondamentale definire con chiarezza il perimetro dei beni agevolabili, evitare sovrapposizioni con regimi precedenti e garantire continuità agli investimenti già avviati.
La Manovra 2026 non è priva di criticità, ma sul fronte degli investimenti produttivi emerge un segnale incoraggiante: meno bonus temporanei e più strumenti pensati per durare. La stabilità normativa diventa così un incentivo implicito alla crescita, alla produttività e all’innovazione.
Davide Piccioli



